Come sarà il lavoro nel 2030: indagine sulle future competenze professionali

Marzo 24, 2021
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Nei prossimi 10 anni le competenze trasversali e interpersonali assumeranno un ruolo più importante rispetto alle competenze tecniche. L’80% delle professioni presenti in Italia è destinata a modificare il suo peso quantitativo, con un trend di crescita per quelle legate alla tecnologia, alla cultura, all’informazione e ai servizi di cura della persona.
Sono questi alcuni degli elementi che contribuiscono a disegnare lo scenario che emerge dallo studio predittivo “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” realizzato da ManpowerGroup, Ernst & Young (EY) e Pearson. Analisi che mette in luce informazioni importanti sui profili e le competenze che saranno necessarie nel prossimo decennio per supportare gli attori pubblici e privati nella definizione degli investimenti in materia di formazione, lavoro ed educazione.
Per la realizzazione del modello predittivo le 3 aziende sono partite da un’analisi dei driver di cambiamento del mercato del lavoro e da dati ricevuti dagli attori interessati, che sono stati la base per programmare algoritmi che, sfruttando il Machine Learning, hanno cercato di delineare i cambiamenti del mercato del lavoro in Italia dei prossimi 10 anni.
OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha stimato una perdita di posti di lavoro compresa tra 1,2 e 1,4 milioni a causa della pandemia: una situazione che rischia di aumentare le disuguaglianze tra la popolazione e che vede nei giovani e nelle donne i soggetti più colpiti e più a rischio nel futuro. E, proprio i giovani, risultano essere inconsapevoli delle competenze che occorreranno per inserirsi sul mercato del lavoro affermando che solo le abilità tecniche avranno un ruolo primario nelle occupazioni future e dimostrando, quindi, di non sapere che tra le 5 competenze fondamentali richieste non compare nemmeno una competenza tecnica. Al contrario si richiede apprendimento attivo, capacità di comprendere gli altri, capacità di problem solving, ascolto attivo, capacità di adattamento oltre a competenze di tipo ibrido come conoscenze in psicologia, informatica, gestione di impresa, capacità di valutazione sistemica, ideazione e originalità, capacità di persuasione e adattabilità. In sostanza assisteremo a un cambiamento del concetto di formazione, per alcuni versi già in atto, che evolve a un concetto di formazione continua inteso come costante aggiornamento delle competenze necessarie per rimanere rilevanti nel mercato del lavoro.
A livello nazionale le previsioni mostrano che l’80% delle professioni muterà quantitativamente nel prossimo decennio. Secondo il modello, più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi 10 anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%) o decresceranno (44%).
Delle professioni in crescita, il 57% è riconducibile alla tecnologia, seguite dal settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone e riguarderanno maggiormente: servizi informatici e delle telecomunicazioni; servizi culturali, sportivi; servizi operativi di supporto a imprese o persone; public utilities (gas, energia, acqua, ambiente); servizi dei media e della comunicazione.
Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura e riguarderanno, nello specifico: industrie della carta, cartotecnica e stampa; industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature; agricoltura, caccia e pesca; estrazione di minerali; industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere.
Inoltre, secondo le previsioni della ricerca, circa il 50% delle professioni subirà un’evoluzione nel prossimo decennio e saranno il risultato di processi di scissione, fusione e ibridazione di competenze.

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[Fonte INNOVATIONPOST.IT]
16 marzo 2021

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